In fiamme gli Ipogei Capparelli di Siponto: non saranno visitabili probabilmente per l’intero periodo estivo

Nel pomeriggio di sabato un vastissimo incendio ha compromesso forse per l’intero periodo estivo gli ipogei Capparelli di Siponto, la necropoli rupestre paleocristiana più estesa e monumentale del Gargano.

Secondo una prima sommaria ricostruzione, pare che le fiamme potrebbero essersi propagate da un mozzicone di sigaretta gettato incautamente in un terreno attiguo. A causa del gran caldo, il fuoco si sarebbe alimentato con facilità su un fondo comunale adiacente raggiungendo anche i tre, quattro metri d’altezza e distruggendo tutto ciò che risultava infiammabile.

A dare l’allarme, Francesco Palmieri, gestore di una nota gelateria nel centro sipontino, nel cui terreno ricade una parte degli ipogei. Palmieri, addolorato per quanto accaduto, racconta di come siano andati letteralmente in fumo mezzo ettaro di alberi di ulivo secolari e l’85% del fondo comunale con una flora autoctona composta da una multiforme e profumata vegetazione, tra cui l’orchidea sipontina, praticamente un giardino botanico naturale. L’area degli ipogei è stata totalmente coinvolta e sono andati distrutti anche i maestosi e particolari alberi di fichi d’india che sembravano fare da scudo agli importanti monumenti archeologici.

Era il 1878 quando la scoperta delle catacombe di Siponto iniziò a rimbalzare sulla stampa italiana dell’epoca, tra l’ammirazione e lo stupore di curiosi e storici. Come spiega il presidente dell’Archeoclub Aldo Caroleo, gli ipogei “erano noti nell’antichità come le grotte di Siponto e presero il nome della omonima masseria Capparelli. Si tratta di un complesso di grotte tufacee, in parte naturali ed in parte scavate. Le grotte furono abitate dagli uomini primitivi e nei secoli successivi si trasformarono prima in necropoli preromane, romane e paleocristiane, mentre in epoche più recenti servirono da ricovero a pastori e pellegrini”.

Valorizzate negli ultimi anni e divenute meta di numerosi turisti, gli ipogei emanano un profondo fascino misto ad un senso di sacralità.

“Che dire, come dicevano gli antichi ‘prevenire è meglio che curare’. Difatti numerose sono state negli ultimi mesi le segnalazioni agli organi competenti invitandoli a procedere con lavori di messa in sicurezza dei terreni e dei beni”, commenta con disappunto Palmieri. Ben due erano stati gli incendi che in passato avevano colpito l’area, tanto da spingerlo ad interfacciarsi più volte con il Comune per evitare che ciò potesse provocare nuovamente danni. “Purtroppo, ancora una volta è rimasto tutto lettera morta”.

E mentre si gioisce per la ripresa a breve degli scavi a Siponto da parte delle università di Foggia e di Bari, purtroppo c’è da constatare ancora una volta come la cultura si trovi ad essere spesso una cenerentola tra le priorità dei Comuni.

di Maria Teresa Valente

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