Sanremo, no al ricorso Rai: cosa accadrà al Festival?

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Rai: l’affidamento diretto del Festival di Sanremo senza gara è illegittimo.

Il destino del Festival di Sanremo resta sospeso. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso presentato dalla Rai contro la sentenza del TAR che aveva dichiarato illegittimo l’affidamento diretto dell’organizzazione della storica kermesse musicale. Un colpo importante per la tv di Stato, che da anni gestisce l’evento, sebbene il marchio “Festival della Canzone Italiana” appartenga al Comune di Sanremo dal 2000. La partita, dunque, resta aperta. La sentenza conferma la necessità di procedure trasparenti e concorsuali per l’assegnazione dell’organizzazione del Festival, mettendo in discussione un sistema consolidato da decenni. A questo punto, la domanda è inevitabile: chi organizzerà il prossimo Festival? E soprattutto, cosa cambia per il futuro della manifestazione più seguita d’Italia?

Sanremo: cosa ha detto il Consiglio di Stato

L’assegnazione diretta alla Rai dell’organizzazione del Festival di Sanremo resta dunque priva di fondamento legale. A stabilirlo è il Consiglio di Stato, che ha confermato l’efficacia della precedente sentenza del TAR, respingendo la richiesta di sospensione avanzata dalla tv pubblica. In altre parole, la decisione dei giudici blocca, almeno per ora, la possibilità per la Rai di continuare a gestire la manifestazione senza una procedura pubblica. Il verdetto rafforza il principio secondo cui l’assegnazione di un evento di tale rilevanza deve passare attraverso una gara trasparente, trattandosi di un bene pubblico il cui marchio è formalmente detenuto dal Comune di Sanremo. Si apre così un nuovo capitolo, ricco di incognite, che potrebbe ridisegnare il futuro del Festival più amato dagli italiani. Chi potrà organizzarlo d’ora in avanti? E con quali modalità? La certezza, per ora, è una sola: la Rai non potrà più considerarsi l’unica depositaria naturale dell’evento. Nell’ordinanza si può leggere: “La già intervenuta fissazione dell’udienza di merito per il prossimo 22 maggio 2025 esclude ragioni di periculum in mora”. La stessa non trova motivi per sospendere quanto deciso dal Tribunale Amministrativo Regionale. Il Consiglio di Stato ha fatto notare: “Le deduzioni cautelari da ultimo svolte dall’istante attengono principalmente alle specifiche modalità con cui il Comune ha inteso dare esecuzione alla sentenza”. Lo stesso ha sottolineato come la Rai ha contestato le azioni da parte del Comune di Sanremo. Quest’ultimo ha provveduto all’approvazione del bando per l’assegnazione dell’organizzazione del Festival della Canzone 2026.

Futuro incerto

Il futuro del Festival di Sanremo su Rai 1, quindi, è tutt’altro che chiaro. La decisione del Consiglio di Stato apre formalmente la strada a una gara pubblica, ma le incognite restano molte. C’è chi teme che l’asta possa andare deserta, per la complessità organizzativa dell’evento e per l’enorme investimento richiesto. E c’è chi, più realisticamente, ipotizza che eventuali offerte dei competitor saranno ben al di sotto di quelle che la Rai potrebbe mettere sul piatto, forte di una macchina rodata e di una lunga tradizione. Del resto, l’idea che un’emittente diversa possa prendere in mano le redini del Festival appare, a oggi, quasi surreale. In oltre settant’anni di storia, Sanremo è sempre stato sinonimo di Rai: un binomio consolidato nella memoria collettiva e nella cultura popolare italiana. Non è mai esistita, di fatto, un’alternativa concreta alla tv di Stato, né ci si è mai davvero preparati a una eventualità diversa. Eppure, lo scenario è cambiato. Per la prima volta, l’organizzazione della manifestazione più iconica del panorama musicale italiano potrebbe essere messa in discussione. La gara, se ci sarà, segnerà una svolta storica. E l’esito, oggi, è tutto da scrivere.

Carlo Conti, conduttore dell’ultima edizione di Sanremo

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